Parkinson e T’ai Chi Ch’uan. Da mercoledì 4 marzo 2026: una lezione dedicata ai malati di Parkinson, accompagnati dalla maestra Marilena Isonni.
La “storica” lezione del mercoledì al parco Jan Palach di via Tommaseo, a Brescia, si amplia. Infatti dal giorno 4 marzo 2026 si potrà anche partecipare a una lezione tenuta dalla maestra Marilena, tutta dedicata ai malati di Parkinson. Le lezioni si terranno presso la tettoia presente nel parco, un’ottima postazione che permette di praticare anche in caso di pioggia. La lezione è dalle 10:30 alle 11:30. Chi volesse partecipare potrà contattare Marilena al 347 977 2353 o chiedere informazioni mandando una mail all’indirizzo tai.chi.tao.fa@gmail.com

Parkinson e T’ai Chi Ch’uan, presso il parco Jan Palach di Brescia
La malattia di Parkinson porta ad avere seri problemi di movimento. Causa rigidità dei muscoli, lentezza nel muoversi, tremori, difficoltà nel rimanere in equilibrio e nell’avere una postura corretta. A livello psicologico ansia e depressione. In questi ultimi anni sono stati fatti molti studi sulla possibilità di inserire la pratica del Taijiquan come aiuto e supporto ai malati di Parkinson. Questo perché nella pratica di quest’antica disciplina cinese c’è un’attenzione particolare alla postura.
I movimenti lenti e controllati, la rilassatezza sia fisica sia mentale che si prova nell’eseguire i vari movimenti in completa decontrazione, porta un notevole miglioramento dell’equilibrio, della coordinazione, del rilassamento. Migliora anche la capacità di percepire il proprio corpo, di ascoltare i propri muscoli, di ritrovare la calma e la tranquillità utile a ridurre lo stato di stress o ansia. Questi studi hanno anche dimostrato che la pratica costante può avere un’azione neurologica notevole, in particolare sui neurotrasmettitori. Questo consente una diminuzione di cortisolo e noradrenalina, gli ormoni che in condizioni di stress aumentano. Praticare il Taijiquan fa altresì aumentare la serotonina e la melatonina, prodotte dal nostro corpo in condizioni di piacere e benessere.
Movimenti lenti, assenza di sforzi fisici impegnativi, rilassatezza, lavoro sulla struttura, sulla memoria e sulla concentrazione. Tutto molto difficile, all’inizio, certamente. Bisogna sempre essere presenti con la mente e con il corpo, ma tutto ciò stimola e può portare a un notevole miglioramento della qualità della vita.
E tutto questo rimanendo all’aria aperta, in un piacevole parco. Ascoltando il canto degli uccelli, seguendo il muoversi dei rami spostati dal vento o lo scrosciare della pioggia. In piacevole armonia con il nostro esistere.


Una risposta a “Parkinson e T’ai Chi Ch’uan”
La scorsa estate la dr Monica Bolla, fisiatra degli Spedali Civili di Brescia, durante la visita di controllo per i disturbi del movimento causati dal Parkinson mi consigliò di fare Tai Chi. Avevo cominciato in settembre sotto la tettoia del parco Jan Palach sperando di poterlo fare in modo adattato con altre persone con Parkinson.